Il pesco rappresenta senza dubbio una delle eccellenze produttive italiane nel panorama della frutticoltura mondiale. Secondo i dati FAO l’Italia è il secondo produttore al mondo dopo la Cina davanti a Spagna e USA. Esporta inoltre circa un quarto del milione e settecentomila tonnellate delle pesche prodotte indicando anche un buon posizionamento non solo rispetto al mercato interno.
Se, stando ai numeri, il settore sembra robusto, non mancano però criticità sia in termini di ritorno economico per i produttori sia in termini di necessità di miglioramento genetico legato ai parametri qualitativi e di resistenza alle malattie.
Su questi temi sta lavorando da anni il Parco Tecnologico Padano di Lodi che, oltre a partecipare al consorzio internazionale per il sequenziamento del genoma del pesco, coordinato per l’Italia dal CRA di Roma, già oggi ha sviluppato nuovi strumenti per il miglioramento di questa specie. “Non è nuovo il nostro interesse per il pesco – spiega Alberto Vecchietti, ricercatore del gruppo di Genomica Vegetale del Parco di Lodi –. Se il progetto genoma, che verrà pubblicato tra circa un anno, è senza dubbio il nostro progetto di punta, non è però l’unico. Da anni infatti stiamo analizzando ed identificando nelle diverse varietà di pesco i geni associati alla componente aromatica del frutto, a diversi parametri qualitativi come la pezzatura, il grado zuccherino, l’acidità e il colore, e alla resistenza a malattie fungine come monilia e oidio.”
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